Lazio

[Le case delle sculture]

Pietro Moschini

(1923-2011)

Scultura
Tuscania (Viterbo)

In via della Scrofa si trovava la casa e il laboratorio di Moschini. In questi spazi, grazie a Rosaria Moschini (nipote ed erede), Mario Ciccioli (artista e amico di Pietro) e Costruttori di Babele, nel 2013 venne aperta una casa-museo privata, dove furono riallestite molte delle sue creazioni. L’esperienza si è conclusa successivamente alla scelta degli eredi di vendere le sculture.

Moschini fece il buttero, il contadino, il fattore per un possidente locale. Raccontava che la sua prima creazione – una donna scolpita nel legno – risaliva al 1952: la prima di una vasta serie di opere, realizzata su materiali diversi (soprattutto legno e nenfro). Creò altorilievi con animali, bastoni decorati, teste sovrapposte, troni, busti di sovrani, cardinali e altri personaggi. Operò in tre siti: la casa in via Poggio Barone (con decorazioni esterne sul portale, tuttora visibili); la casa in via della Scrofa (dove fu collocata la casa-museo), con un balcone e un cortiletto, delimitato da uno splendido muro con sculture incastonate; un casaletto che fungeva da ricovero di campagna (il terreno non è più degli eredi; le sculture a parete sono ormai deteriorate).

Il legame fra Moschini e il territorio della Tuscia è approfondito in Gabriele Mina, Moschini da Tuscania. Scultore contadino, Linaria 2013, nel quale Mario Ciccioli  ricorda fra l’altro le prime mostre dello scultore. Lo studioso e collezionista ceco Pavel Konečný è stato il primo a valorizzare la scultura di Moschini nell’ambito dell’outsider art: cfr. Pavel Konečný, Alla scoperta in terra etrusca dello scultore Pietro Moschini, «Rivista dell’Osservatorio Outsider Art», 5, 2012, pp. 52-65, Pietro Moschini. L’uomo dalle tante facce, Olomouc 2013 (catalogo), L’opera salvata: Casa-Museo Moschini a Tuscania, «Rivista dell’Osservatorio Outsider Art», 6, 2013, pp. 172-179 e A Man of Many Faces, «Raw Vision», 83, 2014, pp. 77-85.
Lo scultore compare nel lungometraggio La cornacchia disse Crai (1979, 119’) di Antonello Proto e Paolo Isaja, dedicato al terremoto a Tuscania del ’71. Altri filmati furono commissionati dallo stesso artista, come Scultori si nasce, non si diventa di Giuseppe Tamborrino (1999, 45’); per gli ultimi anni di vita esistono riprese di Guido Votano.
Alcune sculture sono state inserite nella mostra Metamorfosi d’Eroe, a cura di Luca Farulli, presso la Pinacoteca civica di Bologna (2014) e in Irregolari, a cura di Daniela Rosi, a Cles, Trento (2016).

Foto: CdB [2012]