Chi siamo noi

Li chiamo Costruttori di Babele

Sono artisti autodidatti e irregolari, architetti dell’utopia, ispirati al bordo della strada, abitanti-paesaggisti anarchici e visionari. Spesso sono operai, muratori, pensionati, vivono in piccoli borghi. Un giorno decidono di dedicare il loro tempo – a volte decenni di esistenza – alla solitaria realizzazione di un’opera visionaria: un giardino scolpito, una torre, un egomuseo… Costruiscono per lo più intorno o sopra le loro case, con un progetto scritto nella loro mente o nei sogni; utilizzano materiali di recupero, sassi, legno, cemento, dipingono, assemblano, accumulano senza tregua.
Per i compaesani sono creazioni bizzarre, per le famiglie un’eredità difficile da mantenere. I protagonisti oggi hanno in media 70-80 anni e continuano irriducibili a curare il loro microcosmo, a modificarlo, a illustrarlo agli ospiti e ai passanti. Quando non ci sono più, inizia una nuova stagione – fra crolli e rinascite – per questa geografia fantastica, così fragile e al tempo stesso così radicata nel territorio.

L’archivio babelico

Costruttori di Babele è un progetto di ricerca (e un viaggio ininterrotto, un luogo di scambio, un libro, un racconto orale, etc.) che inizia nel 2007. È un dialogo alla pari con questi artisti del margine, fatto di incontri, documentazione, festa. Le architetture babeliche sono diffuse ovunque e sono oggetto di particolare attenzione in Francia, Spagna e USA: io inseguo le piccole e grandi creazioni nei mille paesini italiani. L’archivio on line (da sempre in progress, grazie anche alle segnalazioni di «corrispondenti babelici») è un ironico tentativo di censire ciò che sfugge alle classificazioni e allo sguardo. Si può navigare per ambiti regionali, per parole o suggestioni visive; informazioni e approfondimenti sono nelle schede monografiche.
Il lavoro nasce sul campo: sono mondi e case private, è giusto domandare agli artisti se e cosa desiderano raccontare. Le informazioni vanno verificate e le schede aggiornate, perché l’utopia richiede rigore. Compaiono anche i siti distrutti, di cui rimane un’immagine appena. Restano fuori le invenzioni en plein air di artisti «ufficiali», le abitazioni insolite, i labirinti o i giardini commissionati (per questo non troverete meraviglie quali il Sacro Bosco di Bomarzo o il Parco dei tarocchi di Niki de Saint-Phalle).

Quanto a me

Mi chiamo Gabriele Mina, sono nato nel 1973, vivo a Savona. Insegno, faccio ricerche antropologiche, curo saggi. Considero i costruttori babelici miei colleghi e mi piace raccontarli con le loro parole. Per segnalazioni, correzioni, interrogativi ed esclamativi, la mia mail: gabrielemina@hotmail.com